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Intervista al dg Marotta: «Dzeko? Ci sto lavorando» Jul 13, 2010

Beppe Marotta, so­no passati 52 giorni dal suo insediamen­to alla Juve, è possi­bile tracciare un primo bilancio? «Sì ed è sicuramente positivo. Vivo un’espe­rienza straordinaria e nuova, perché solo dall’in­terno capisci quale sia il li­vello d’attenzione mediatica e di consenso popolare che accompagnano la Juve».

Dopo il suo insediamento, come prima mossa ha ri­voluzionato la staff medi­co e dei preparatori atle­tici. Dobbiamo attenderci ulteriori novità?
«Il tutto è stato facilitato dalla presenza attiva del presidente Agnelli e dall’e­sperienza di Jean Claude Blanc. Insieme abbiamo rin­novato, non rivoluzionato, alcune aree, come quella sa­nitaria. Ma non c’era nessu­no sul banco degli imputati, si cerca semplicemente di rafforzare le strutture. Un lavoro che procede piano, piano».

Che rapporto ha creato con Andrea Agnelli?
«Il feeling è nato spontaneo, perché mi sono trovato da­vanti una persona giovane ma al tempo stesso esperto delle dinamiche del mondo del calcio. Il presidente fre­quenta gli spogliatoi da quando era ragazzo, parlia­mo lo stesso linguaggio. E non ho avuto nessun proble­ma a sposare la sua filoso­fia: bisogna fare, più che ap­parire».

Puntate su Dzeko, che economico non è. Quando vale la pena…
«Dzeko è uno dei migliori attaccanti del mondo e, chiaramente, è un oggetto del desiderio della Juven­tus. Ma bisogna fare i conti con l’oste».

Dietro il bancone c’è Die­ter Hoeness. Vi siete par­lati?
«Ci siamo parlati, ma non è che si possa raccontare tut­to».

Krasic è ancora un obietti­vo?
«Lo è, ma su di lui incombe la legge sugli extracomunitari. Se oggi acquistassi il serbo, mi pre­cluderei la possibilità di prende­re Dzeko. Preferisco valutare co­sa possono dare Pepe, Martinez e Lanzafame».